Serie tv e film: quando si fantastica su un finale diverso

Nell’assistere alla proiezione di un film o di una serie televisiva, specie se preferita o particolarmente avvincente, sembra attivarsi nel cervello dello spettatore un particolare meccanismo. Questo appare  suggerire un rapporto quasi simbiotico tra i singoli soggetti che compongono il pubblico e la trama della rappresentazione cui si partecipa indirettamente. A volte, però, si desidererebbe poter scegliere, tra tanti, il finale della storia; in sostanza si gradirebbe un epilogo diverso rispetto al copione recitato, quasi come se si volesse intenzionalmente riavvolgere o cancellare il nastro per rincorrere, a ogni costo, il “lieto fine”. Questo “lieto fine” è quello che il pubblico, soggettivamente, anelerebbe proporre.

Perché accade questo? È naturale? Certamente!

Probabilmente l’identificazione e l’immedesimazione di uno spettatore in una situazione o in personaggio favorisce l’attivazione del processo dell’interiorizzazione partecipata, tanto da sembrare come se la storia proiettata sullo schermo televisivo fosse vissuta in prima persona dall’astante; come se si fosse spinti a voler leggere tra le maglie della trama della storia una sorta di “libretto delle istruzioni”, nel caso in cui, eventualmente, ci si trovasse a vivere il medesimo avvenimento; oppure, semplicemente, perché si tende a legarsi empaticamente a determinati personaggi, quelli dalle vicende più toccanti, particolari, emozionanti. L’idea, poi, di non vedere realizzato, per un motivo o per un altro, un sogno, un obiettivo, un desiderio, può generare diversi sentimenti e approcci di risposta alla situazione presentata. Così, lo spettatore convoglia pensieri, dubbi e auspici immaginando le azioni del proprio beniamino di fronte a una circostanza imprevista, ma reale, per risolvere anche il problema più semplice. Tutto appare semplice e perfetto: il luogo e lo scenario in cui si registrano le scene del film; la città con le sue case; gli oggetti, la natura e il sole; le persone con i loro difetti che, però, rispetto alla vita reale, appaiono comunque accattivanti e interessanti.

Forse il fascino della rappresentazione filmica è dettato dalla caratteristica peculiare della pellicola  poiché un film o una serie televisiva, offre allo spettatore l’opportunità di attivare la propria capacità immaginativa, di sognare un qualcosa di bello, di diverso dall’abituale realtà, forse utopistico, ma, in quel momento, sicuramente attraente e vividamente reale.

Chiara Alonzo

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Chiara Alonzo

Nata a Cassino, sin da piccola si appassiona al mondo del cinema, della televisione e del giornalismo, grazie anche all’influenza professionale di suo padre. Si laurea in Scienze della Comunicazione e muovi i suoi primi passi in radio.Si definisce una persona molto curiosa, caparbia e determinata e, forse, anche grazie a questo, ha la fortuna di perseguire i suoi sogni. Attualmente lavora come autrice e nella produzione di format televisivi e documentari.

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