a cura di Meand Marzipan
Secondo numero della rubrica curata dalla nostra illustratrice MeandMarzipan. Dopo aver trattato una delle serie tv del momento, stavolta a finire sotto i riflettori è un programma di satira e riflessione come Crozza nel paese delle Meraviglie.
Marjane Satrapi in Persepolis, autobiografia a fumetti che racconta la sua vita tra Iran e Europa, a volte intervalla alle lacrime amare e alla disperazione le battute e le risate che accompagnarono il suo soggiorno in Iran durante il primo periodo della guerra Iran/Iraq, e anche quando finì. Umorismo nero iraniano, che strappa sempre un sorriso. Dopo un secondo si avverte come un leggero senso di colpa, e una leggera incomprensione dettata dal giudizio che accompagna la nostra educazione dalla prima infanzia. E’ giusto ridere di questi morti?
Pirandello sosteneva che ci fosse una differenza tra comicità e umorismo, perchè la comicità è come una linea che devia la sua direzione, andando controcorrente. L’umorismo è tutto questo, ma in più esiste quello che egli definiva “sentimento del contrario”, una sorta di compassione.
Freud diceva, inoltre, che scavalcando la censura, si sprigiona una sorta di piacere. In poche parole l’inconscio va bellamente a spasso, dopo essere rimasto per periodi più o meno lunghi in carcere, disperdendo gridolini di sollievo e godimento.
Quindi è giusto ridere? Sì. Per tutto si può ridere. Fa anche bene, dice la scienza.
Nel nostro panorama tv quello che ci sta insegnando tutto questo e molto altro è Maurizio Crozza e la sua valida schiera di autori/ attori con le puntate di “Crozza nel paese delle meraviglie” che stanno andando in onda tutti i venerdì a partire dalle 21,10 su la7.
Maurizio Crozza, comico genovese, personaggio di punta della rete la7, è l’emblema della precisione attorale: formatosi infatti sotto la guida di Gian Maria Volontè al Teatro Stabile di Genova, ha conquistato nella sua carriera ruoli classici per il teatro, svoltando poi verso il cabaret con un’osservazione e uno studio così preciso dei personaggi da imitare da arrivare a far coniare un neologismo che lo rappresenta: il crozzismo: cioè quando i politici reagiscono alla satira del comico.
Spesso il coraggio di affrontare certi temi politici/etici lo portano a subire delle minaccia di denuncia. Denuncia proprio chi ha ancora qualche dubbio riguardo alla risposta alla domanda: ma è giusto ridere?
Certo l’Italia non è l’Iran, ma il nostro è un paese profondamente in crisi. Lo scontento popolare sta aumentando soprattutto a causa dell’aumento della disoccupazione, le promesse dei politici non vengono mantenute, il divario tra ricchi e poveri si avvicina a quelli del terzo mondo, le nuove generazioni si troveranno senza i diritti basi del welfare.
Giovani come me non riescono neanche ad immaginarsi da qui a 10 anni senza rabbrividire.
Cosa c’è da ridere?
Tutto.
Personalmente di fronte all’imitazione di Antonio Razzi, che per me simbolicamente rappresenta il politico che mi ha rubato il futuro, la dignità di essere italiana e anche buona parte delle mie tasse, io il venerdì sera rido fino a stare male.
Rido perchè godo come autrice dei pezzi scritti così scrupolosamente bene, rido perchè Crozza è un grandissimo imitatore e attore, rido perchè lo show è sempre ricco di novità, mi godo la musica e le canzoni che accompagnano lo spettacolo, e rido perchè il magma complesso del mio inconscio costituito da paure, perplessità e incertezza riguardo a tutto quello che riguarda questa società è finalmente a spasso.
Una liberazione.
Lo so che fa paura soprattuto ai potenti, perchè questa è la comicità che fa riflettere, ma io riempirei il palinsesto di programmi così, stile terapia collettiva di società.
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