Il Graffio

Quarto Grado: le parole di Sollecito e Giulia Bongiorno

Sollecito

Nella puntata di ieri sera di Quarto Grado, Francesco Sollecito, padre di Raffaele, commenta a caldo la sentenza di Cassazione che ha assolto il figlio per l’omicidio di Meredith Kercher.

Finalmente abbiamo avuto giustizia. Ci Abbiamo messo otto anni e abbiamo avuto finalmente quello che noi meritavamo, prima che ci auguravamo. Finalmente ci sono stati dei giudici che hanno capito fino in fondo che Raffaele mai avrebbe potuto pensare di fare una cosa così orribile, quale quella per la quale era stato ritenuto responsabile”.

Risarcimento morale lo possono riconoscere soltanto i giudici di questa Suprema Corte che hanno pronunciato questa splendida sentenza. Non c’è possibilità di ricompensare tutta la sofferenza che abbiamo dovuto patire in tutti questi anni”.

Abbiamo preferito aspettare la sentenza a casa perché non c’è luogo più accogliente. La prima cosa che faremo domani è pensare finalmente liberamente al futuro di Raffaele” conclude Francesco Sollecito.

Queste invece, sempre durante  “Quarto Grado” le parole dell’avvocato Giulia Bongiorno, difensore di Raffaele Sollecito, che commenta a caldo la sentenza di Cassazione che ha assolto il proprio assistito per l’omicidio di Meredith Kercher.

Raffaele mi ha detto di essere incredulo, perché da questo momento in poi può sentirsi quasi come una persona “normale”… potrà pensare alla sua vita, a studiare e a trovarsi un lavoro… come se questo processo, per lui fosse diventato una parte della vita, una spina nel cuore che lo ha accompagnato per otto anni. Lui, essendo innocente, sapeva che prima o poi sarebbe stata riconosciuta questa innocenza”.

“Raffaele Sollecito ha dato dimostrazione di come si può affrontare un processo duro a testa alta. Non l’avrete mai sentito urlare, recriminare o prendersela con i giudici. Nemmeno quando gli hanno dato torto. Gli va dato atto della sua grande forza. A lui e suo padre”. E conclude: “Non è un processo di quelli che si concludono con un nulla di fatto. Non c’è da cercare nessun altro complice”.

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