Gian Marco Merlo si racconta: La scrittura e la mia felicità scorretta

Gian Marco Merlo, autore e giornalista romano che della sua passione ne ha fatto un lavoro. Sin dalla tenera età ha dimostrato un vero e proprio talento verso la scrittura. Ai tempi della scuola abbozza alcuni racconti comici riscuotendo tra i professori una grande attenzione. Collabora da oltre vent’anni con i maggiori magazine nazionali. Dopo una lunga collaborazione con il settimanale Donna Moderna (Mondadori), ha scritto per il mensile di psicologia Per Me (Mondadori), per il mensile Men’s Health (Mondadori Rodale), per il mensile Glamour, per i settimanali Vero, Vero Tv, Stop e Donna al Top. Dal 2012 ha una collaborazione in esclusiva con i settimanali NUOVO e NUOVO TV (Cairo Editore). Il 15 Dicembre 2020 è uscito il suo primo romanzo tragicomico La felicità è scorretta, ricevendo tantissimi consensi positivi. Un vero e proprio balsamo di comicità. Appassionato da sempre al mito Fantozziano, a Pier Paolo Pasolini e a Luigi Pirandello, nei quali si rispecchia molto: dalle disavventure tragicomiche all’acutissimo linguaggio. In questo romanzo c’è una special guest: la bella e brava Marta Flavi, che ha curato personalmente la prefazione. Non vi resta che leggere La felicità è scorretta!

IMG_9346Com’è nata la tua passione per la scrittura? Ho sempre amato scrivere, soprattutto testi divertenti. Faccio il giornalista da 26  anni, lavoro per due noti settimanali di spettacolo, televisione e cronaca rosa. Già  all’età di quindici anni desideravo fare lo scrittore ed è quello che finalmente adesso sono riuscito a fare. Il giornalismo nei miei pensieri giovanili è subentrato in seguito, quando mi sono reso conto di quanto fosse complesso vivere scrivendo libri. Ho ritrovato recentemente nel cassetto alcuni libricini, scritti una trentina di anni fa con la mia Olivetti Lettera 32, un pezzo da collezione. A quei tempi restavo in casa a scrivere, quando i miei coetanei preferivano uscire alla ricerca della dolce metà. Mi isolavo e scrivevo le mie storie comiche. Poi, li fotocopiavo per gli amici e li distribuivo in tutto il liceo. Quando mia madre andava ai colloqui con i professori, anziché parlarle dei miei voti nelle varie materie, elogiavano queste mie “opere” artigianali. Ho provato anche a dilettarmi su argomenti un po’ più seri, ma non ci sono mai riuscito. Io amo ridere!

È uscito da poco il tuo libro “La felicità è scorretta”. Quanto c’è di autobiografico? 

Molto. Racconto un periodo storico vissuto realmente, tra il 1998 e il 2012, negli anni in cui ho frequentato un locale romano. Tutto nasce dal mio gusto per l’osservazione. Vedere questi personaggi all’opera era uno spettacolo, come se fosse un film!  Non è stato semplice descriverli perché erano tutti talmente assurdi… Ho aggiunto un solo personaggio di pura fantasia, prendendo spunto dalla televisione. Parliamo di un’epoca in cui non c’erano ancora i social, ma solo i classici sms. Ho riportato all’interno del romanzo tutti i mondi che più amo: oltre a Paolo Villaggio, adoro Pier Paolo Pasolini, ma anche il linguaggio geniale di Luigi Pirandello e il suo gioco delle maschere. Anche i miei personaggi indossano una maschera, ognuno col proprio ruolo consolidato. C’è il vanitoso, il ruffiano, il polemista, il bugiardo cronico, la ninfomane, il finto sciamano. L’esercizio che attuavamo noi del tavolo uno, il trono ambitissimo del pub, era quello di provare a smascherarli. Quel tavolo era il più amato: la luce era sempre su di noi e, come una calamita, tutti questi personaggi si avvicinavano. Sembravano come dei dannati che ambivano al paradiso.  Stare al tavolo uno significava essere qualcuno.

Perché La felicità è scorretta?

All’epoca io mi divertivo così. E come me, tanta gente della mia generazione. Le commedie italiane insegnano: sono piene di battute non sempre politicamente corrette, da Bud Spencer a Paolo Villaggio, da Lino Banfi a Tomas Milian, passando per Renato Pozzetto e Alberto Sordi.  Il mio intento è quello di voler porre l’accento sulla risata: non si può essere sempre corretti per far ridere. Deve esserci la satira. Ho cercato di fare un libro che potesse regalare una risata soprattutto in questo periodo storico surreale e deprimente. E’ uscito il 15 dicembre 2020 con la casa editrice Daimon Edizioni. Il mio editore, Alessandra Prospero, ha creduto in questo progetto e mi sta coinvolgendo in una serie di presentazioni in streaming. Nonostante io abbia una discreta parlantina sono una persona fondamentalmente riservata.

Il tuo racconto sembra rievocare il mondo Fantozziano

Sono innamorato di Paolo Villaggio, l’ho respirato da sempre. Sono patito dei suoi libri, dei suoi film. Il mio è un romanzo tragicomico come nelle scene di Fantozzi. Ho cercato di mischiare un po’ questa malinconia dilagante alla voglia di piazzare sempre e comunque la battuta. Le varie descrizioni sono rapide, come insegnava il mitico Paolo Villaggio: tutto è molto schematico, veloce, pieno di ritmo. Parole misurate con calibro senza mai metterne una in più. Non mi piace annoiare. Anzi, ho cercato, oltre alla risata, di lasciare qualche spunto di riflessione.

Quanto Fantozzi c’è in te? 

Tantissimo! Tutti vorremmo essere vincenti come Sylvester Stallone ma, alla fine, siamo tutti un po’ Fantozzi. Di buono c’è che non possiedo il suo servilismo verso i potenti; in genere li combatto, non sono come uno dei personaggi del libro, il Brucomela, enorme ruffiano che cerca di ottenere la benevolenza del marchese. Per il resto, Fantozzi incarna l’uomo medio e in giro non vedo grandi supereroi…

Immagino che la tua vita, come quella di tutti noi, abbia avuto episodi fantozziani. Quale ti piace ricordare?

Ti cito una scena del libro. Il Divino mi accompagna a casa dopo una serata tristissima. Salutandoci nel peggiore dei modi dopo una brutta litigata, scendo dalla macchina e la busta contenente il mio telefonino si rompe. Il cellulare finisce sotto alla ruota dell’auto del Divino, che come uno schiacciasassi ci passa sopra e lo riduce a una sottiletta. Ecco, lì ho fatto la tipica faccia di Fantozzi! La cosa positiva è che sulla scia di quell’episodio tragicomico ci siamo fatti una grossa risata e abbiamo fatto pace. Secondo me questo è il massimo obiettivo della comicità: stemperare i momenti di grande difficoltà. Sicuramente avrò perso un cellulare, ma non ho perso un amico.

1614368067314E Marta Flavi? 

È uno dei pochi VIP con i quali mi trovo in perfetta sintonia. Curo la sua rubrica Parole d’amore, sul settimanale Nuovo. Ho il compito di raccogliere le risposte di Marta. La chiamo e le leggo le lettere d’amore che i nostri lettori scrivono. In questi 9 anni, oltre alla collaborazione che ci lega, abbiamo creato un rapporto di stima e di amicizia reciproca. Lei, anche se è una persona famosa, rimane sempre molto umile e soprattutto ha una comicità rara che in pochi conoscono, assolutamente insospettabile. Non si prende mai troppo sul serio.  È una bella donna, perfetta per il ruolo di musa di questo romanzo e idolo di uno dei protagonisti, perché ama ridere e sdrammatizzare. E poi incarna la bellezza e la magia positiva. Nel romanzo fa da contraltare al Porno Nano, figura maligna, che appare sotto al tavolo anche sulla copertina del libro. Nelle risposte ai suoi lettori del giornale è sempre molto divertente: non è mai patetica, noiosa. È brillante! Lei è molto contenta di questa collaborazione, si diletta a pubblicizzare anche sui social questo ruolo nel mio romanzo. Saremo in diretta streaming sulla pagina Facebook della casa editrice Daimon Edizioni, domenica 28 febbraio alle ore 21 e, per la prima volta, ci sarà anche Marta.

Hai già in progetto un altro libro? 

Sto scrivendo un secondo romanzo la cui uscita dovrebbe essere a dicembre 2021 ma non posso ancora svelare il titolo. La storia è incentrata sull’amore e al contempo sulla psicologia, che sta diventando un po’ il mio marchio di fabbrica: protagonista sarà una coppia in crisi. Il secondo romanzo sarà un po’ più sottile, ma sempre a sfondo comico e con la stessa scorrettezza del primo. Non amo il buonismo. Sto lavorando ogni notte cercando di chiudere il tutto per giugno e farlo uscire entro Natale. Essendo laureato in critica del cinema mi piacerebbe, fra cento anni, che un mio libro diventasse una sceneggiatura o un soggetto di un film.

Progetti futuri? 

Oltre al secondo romanzo, mi piacerebbe trasformare questo primo romanzo in audiolibro. Si presta bene alla lettura, ci sono tanti dialoghi in romanesco. La mia giornata tipo la dedico al giornale per il quale lavoro, ma la notte mi trasformo in romanziere. Sono molto soddisfatto. In un futuro non troppo lontano vorrei fare lo scrittore a tempo pieno.

AUTHOR

Chiara Alonzo

Nata a Cassino, sin da piccola si appassiona al mondo del cinema, della televisione e del giornalismo, grazie anche all’influenza professionale di suo padre. Si laurea in Scienze della Comunicazione e muovi i suoi primi passi in radio.Si definisce una persona molto curiosa, caparbia e determinata e, forse, anche grazie a questo, ha la fortuna di perseguire i suoi sogni. Attualmente lavora come autrice e nella produzione di format televisivi e documentari.

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