Se la società impone il cliché della perfezione

La società consumistica ha condizionato e diretto non poco le scelte e i gusti dei suoi consociati. La prova di ciò è data dall’orientamento alle preferenze influenzate dalla moda, da intendere nel senso più ampio possibile.

Ognuno, quindi, sembra poter elaborare scelte entro una precisa rosa di opzioni. Di conseguenza non operare preferenze prevedibili diventa problematico, per chi le compie, e scandaloso, per chi le osserva. Tuttavia, questo atteggiamento, rientra completamente nel sistema consumistico in cui si rimane incastrati per non apparire diversi dagli altri.

Tra le abitudini a non diversificarsi dal prossimo, oggi, in maniera quasi ossessiva e maniacale, vi è il ricorso alla chirurgia estetica per ritoccare, quanto più possibile, anche il più piccolo inestetismo, vero o presunto che sia.

È giusto? È sbagliato? Qualunque sia la causa e qualunque la risposta, sicuramente rappresenta una reazione al desiderio d’immortalità ovvero al desiderio di non invecchiare. Così ognuno fa la propria scelta: ritoccare la bocca; ritoccare il seno; per rimodellare il cosiddetto lato B.

La verità è che nessuno si accontenta né accetta di avere difetti e di essere imperfetto.

In realtà, a volte sembra di essere severi con se stessi, ma è proprio così?

La società, infatti, sembra imporre il cliché della perfezione: abiti, pettinature, scarpe, accessori diversi che possono condurre all’esclusione da un gruppo e rendere bene il senso dell’emarginazione!

Non è così. A parer mio.

Anzi, la diversità è un valore sottovalutato, da sempre. Costantemente si cerca di  paragonarsi ad altri; si cerca, con fare certosino, di vedere ciò che manca o potrebbe mancare piuttosto ciò che di bello, soprattutto, già si ha e, magari, anche a portata di mano.

Il fenomeno di fronte a cui si trovano le società di oggi è relativo all’omologazione tra persone, dallo stile al modo di fare alle foto da ‘postare’ sui social. Tutti uniformati al medesimo cliché secondo una presunta approvazione della maggior parte.

Soprattutto le nuove generazioni di ragazze sembrano impostate preventivamente a imitarsi le une con le altre, sotto tutti i punti di vista; sembrano molto simili esteticamente; insomma, sembrano essere ‘fatte’ tutte con un unico modello o matrice. Non esiste più uno stile personale, né un proprio modo di essere; le ragazze appaiono portatrici di una personalità ‘incellofanata’, come per alcuni prodotti rintracciabili sui banchi di un supermercato. L’unico metro di paragone per queste ragazze è rappresentato dalle icone e dai modelli espressivi e ‘culturali’ da cui si lasciano ispirare. Purtroppo, tali modelli diventano anche esempio educativo e comportamentale.

La verità, tuttavia, non è addebitabile a una sola causa, ma a una dinamica circolare che inizia con un’immagine esterna piacevole per la ragazza la quale inizia a imitare, in maniera spasmodica, la protagonista della figura; così, anche altre ragazze attivano un processo del genere, fino a non accettarsi mai fino in fondo e desiderando di voler  sempre cambiare qualcosa, sia fisicamente sia caratterialmente.

Le ragazze, oggi, si ispirano a bellezze e modelli stereotipati dall’aspetto prorompente perché, nel loro immaginario (solo nel loro?), quel modo di essere è  riconosciuto e apprezzato dalla società.

Quanto conta davvero, in realtà, bramare e smaniare per avere un fisico statuario ed essere considerata attraente dalla bellezza ‘mozzafiato’?

Sicuramente, per un periodo relativamente breve, potrebbe risultare appagante, ma fino a quando? Poi, cosa, ancora, mancherebbe?

L’umanità è arrivata a non saper apprezzare più le cose semplici, genuine e naturali.

A parer mio, bisognerebbe cambiare, anche solo per un attimo, prospettiva e considerare che il bello della diversità è rappresentato dal potersi sentire unici, autentici, portatori di pregi e difetti! Tutti li hanno! In caso contrario, i si troverebbe di fronte a una divinità, a un onnipotente.

Bisognerà re-imparare ad amare di più se stessi in maniera autentica, sia pur con qualche segno di cellulite. D’altra parte la perfezione, per il genere umano, è irraggiungibile, è, cioè, utopia.

Chiara Alonzo

 

AUTHOR

Chiara Alonzo

Nata a Cassino, sin da piccola si appassiona al mondo del cinema, della televisione e del giornalismo, grazie anche all’influenza professionale di suo padre. Si laurea in Scienze della Comunicazione e muovi i suoi primi passi in radio.Si definisce una persona molto curiosa, caparbia e determinata e, forse, anche grazie a questo, ha la fortuna di perseguire i suoi sogni. Attualmente lavora come autrice e nella produzione di format televisivi e documentari.

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